Festival 2026 | Immagina, vuoi? | 10/09/2026 - 20/09/2026
DanzaComunicazione

Quel che resta

Site specific / dialogue

Spettacolo di danza di e con

Il dialogo coreografico fra Simona Bertozzi e Marta Ciappina è un invito ad esplorare le relazioni tra due corpi che lavorano come un organismo vivente in continua espansione, rendendo continuamente possibili nuovi equilibri e nuovi legami: un viaggio verso lo stupore del movimento, fatto di approdi e nuove ripartenze, di sorprendenti esplosioni, irruzioni improvvise, sbilanciamenti e riposizionamenti del corpo nello spazio.

Quando
Dove
Ingresso
Sabato 10 settembre 2022
Ore 18:30
Trevignano
Villa Onigo
Ingresso libero

Dopo lo spettacolo, Simona Bertozzi e Marta Ciappina dialogheranno con Greta Pieropan (Operaestate Festival Veneto) e con il pubblico sul loro lavoro artistico

Quando
Sabato 10 settembre 2022
Ore 18:30
Dove
Trevignano
Villa Onigo
Ingresso
Ingresso libero
Note

Dopo lo spettacolo, Simona Bertozzi e Marta Ciappina dialogheranno con Greta Pieropan (Operaestate Festival Veneto) e con il pubblico sul loro lavoro artistico

Gli ospiti

in collaborazione con

Concept e coreografia di Simona Bertozzi

Produzione Nexus 2021

 

Una versione site specific di Quel che resta di Simona Bertozzi con Marta Ciappina, che rinsalda la collaborazione di CombinAzioni con Operaestate. La creazione è un viaggio verso lo stupore del movimento, fatto di attimi in cui la danza si congela in un gesto e sorprendenti esplosioni, irruzioni improvvise, sbilanciamenti e riposizionamenti del corpo nello spazio. Un cammino verso un territorio fatto di approdi e nuove ripartenze. E quello di Simona Bertozzi con Marta Ciappina è un dialogo coreografico che invita ad esplorare le relazioni tra due corpi che lavorano come un organismo vivente in continua espansione. In questa sua crescita, l’organismo moltiplica le coordinate e rende continuamente possibili nuovi equilibri e nuovi legami, senza sottrarsi al sopraggiungere di mutazioni. Una collaborazione tra le due artiste che la coreografa racconta così: “Sin dall’inizio del percorso con Marta ho cercato di attribuire allo spazio delle caratteristiche ambientali che potessero generare delle visioni, mutare la densità dell’aria e generare delle inattese capacità di attraversamento. Dei modi inediti dello stare. Tutto questo affinché potessimo incontrarci in una danza sconfinata, in grado di riverberare oltre la consapevolezza del nostro agire e sorprenderci, quasi nostro malgrado, in atteggiamenti di affezione e irresistibile risonanza”. In questa continua evoluzione, Quel che resta è diventato poi una moltiplicazione di prospettive, che genera accordi multiformi di movimento, e inattese capacità di generare stupore.