Festival 2026 | Immagina, vuoi? | 10/09/2026 - 20/09/2026
IncontroGeopolitica

Russia, l’impero che non sa morire

Il passato di Mosca, il futuro di Kyiv

incontro con

Modera Irene Bolzon (MeVe – Comune di Montebelluna)

 

Anna Zafesova analizza l’evoluzione della Russia di Putin e il rapporto con l’Ucraina, mostrando come memoria, identità e narrazione del passato abbiano segnato il destino dei due Paesi. Un incontro per comprendere le radici del conflitto e il ruolo dell’autodeterminazione nella costruzione del futuro.

Quando
Dove
Ingresso
Sabato 24 gennaio 2026
Ore 18:00
Ingresso libero
Quando
Sabato 24 gennaio 2026
Ore 18:00
Dove
Ingresso
Ingresso libero

Gli ospiti

in collaborazione con

«A guardarla da fuori sembra che la Russia sia cambiata troppo poco, ma i russi credono che sia cambiata eccessivamente, anche perché prima era rimasta immutata per decenni.» Con queste parole cominciava un libro di Anna Zafesova pubblicato nel 2005. Era un’altra fase storica, se è vero come è vero che gli ultimi decenni sono stati scenario di un’accelerazione del mutamento politico, sociale e tecnologico che ha coinvolto il mondo intero. È il future shock su cui questo incontro si concentra: per capire «la testa» dei russi di oggi, per indagare le dinamiche di potere attive nel regime di Putin, per spiegare come l’aggressione all’Ucraina del 2022 ha reso ancora più evidente «la sete di passato di un Paese che non vede un futuro». Sulla linea di questa dicotomia Zafesova insiste, indicando nella biforcazione storica degli anni Novanta il momento sliding doors: la narrazione putiniana, per certi versi rassicurante, della restaurazione della potenza sovietica (senza reali assunzioni di responsabilità rispetto a settant’anni di dittatura), opposta a quella ucraina, capace di dare le «colpe» al passato coloniale e cementare dal basso un’identità nazionale cresciuta nel tempo per contrasto a Mosca e per affinità al sogno europeo. «Nessuno possedeva il manualetto di istruzioni per la costruzione di una nazione post-sovietica» scrive Zafesova, eppure l’Ucraina è riuscita in questo processo ben prima dello scoppio della guerra. E ha già vinto una battaglia per la propria esistenza che quindi non si svolge solo sul campo, ma sul piano dell’autonarrazione, del rapporto con la verità, della reale possibilità di autodeterminazione dei due popoli.