La passeggiata cercherà di discutere come le geografie d’acqua siano il risultato del sedimentarsi continuo dell’operato umano, sia materiale che simbolico. Per questo la distribuzione delle acque superficiali e sotterranee offre molteplici e suggestive opportunità per concepire queste geografie in senso archeologico e biografico. Possiamo quindi studiare come il tempo storico cambi i paesaggi d’acqua non solo sotto il profilo materiale (usura, modifiche, variazioni climatiche, destinazione d’uso ecc.) ma anche rispetto al nostro modo di percepire, interpretare, vivere e approcciarci alle trasformazioni.
E il sogno degli umani, almeno da quando sono diventati sedentari, è quello di interpretare l’imprevedibilità dell’acqua cercando di prevenirne o controllarne il flusso e i ritmi, perché le nostre attività antropiche – che siano l’agricoltura, la vita urbana, l’allevamento, le industrie, o qualsiasi attività ricreativa – presuppongono la “prevedibilità” della risorsa. Una dialettica continua, in costante evoluzione, e non sempre dagli esiti positivi. È per questo però che abbiamo costruito delle geografie d’acqua complesse, per cercare di rendere prevedibile, e disponibile, quello che non può esserlo per definizione.
I fiumi stessi sono diventati delle linee attraverso le quali disegnare un paesaggio che possa rispondere al fondamentale binomio bisogno-disponibilità. Questa profonda e radicale metamorfosi di cui le acque sono state le principali protagoniste può essere letta come il più grande processo di domesticazione attuato dagli esseri umani nei confronti dell’ambiente.
Durante l’incontro itinerante si alterneranno momenti dialogici a un intervento artistico, “Storia di un Ruscello” una danza scritta per un’interprete e una pietra che trae ispirazione dall’omonimo libro scritto dal geografo Elisée Reclus. La performance indaga il tema della vulnerabilità come strada per entrare in relazione con gli ambienti che attraversiamo, svincolaci da un’idea di dominio e lasciandoci invece plasmare da essi.
Questo entrerà in dialogo con il tema della progressiva de-territorializzazione dell’acqua e della sua de-materializzazione che coinvolge anche la relazione tra acqua e società e tra acqua e paesaggio, riposizionando il sistema di relazioni attorno all’acqua, senza avere la costante necessità di pensarla in opposizione alla terra, ma in una più complessa rete sociale, culturale e istituzionale. Un incontro di alfabetizzazione idrica in cui andremo alla ricerca di nuove parole per affrontare il cambiamento.




